La coltivazione del tartufo dà risultati diversi a seconda delle diverse specie. Scopriamone di più.

La coltivazione del tartufo o tartuficoltura è, in larga parte, allo stadio sperimentale.

Per ottenere un terreno adatto alla produzione del tartufo, occorre scegliere un terreno calcareo e povero di humus, scegliere una varietà di tartufo e impiantare essenze arboree e arbustive tartufigene (quercia, nocciolo, salice, leccio) che vengono preventivamente micorrizzate.

Vengono utilizzate pianticelle preventivamente micorrizzate, ovvero le radici sono già in simbiosi con le ife fungine prescelte. I risultati della tartuficoltura sono stati deludenti con le specie più pregiate di tartufo (Tuber magnatum Pico), mentre con le altre specie la produzione raggiunge ottimi risultati. Discreti successi si sono avuti con l’impianto di piantine micorrizzate in aree boschive dove il tartufo cresce naturalmente.

 

tartufo-piantina

La micorriza si forma sui peli radicali delle giovani radici delle piante da cui i tartufi elaborano le sostanze necessarie alla sopravvivenza (zuccheri e amidi).

 

tartufo-pianta

 

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Piante micorrizzate con tartufo. Si tratta di piante di varietà arboree come leccio, carpino, nocciolo, predisposte, con particolari procedimenti, per lo sviluppo del micelio di tartufo, che vive in simbiosi con le loro radici.


Tartufo: la coltivazione ultima modifica: 2016-10-04T10:41:33+00:00 da Faidate Ingiardino

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