Una pianta aromatica resistente, presente in svariate forme, facile da sviluppare e… ancora oggi incerta nel suo nome! La santoreggia e le sua struttura

Santoreggia, satureja (nome suggerito dalla classificazione di Linneo, padre della classificazione degli organismi viventi) o anche salzmannia (definizione conferita da Kadereit J.W., botanico tedesco, nel 2004): nomi e classificazioni ancora incerte, oggi, per riferirsi alla santoreggia e alle sue caratteristiche. Il nome che ben conosciamo, però, è senza dubbio quello della sua famiglia, relativa alle lumiaceae: piante spermatofite (tutte coloro che producono il seme, una struttura adatta alla sopravvivenza, soprattutto in condizioni ambientali sfavorevoli) dai tipici fiori a forma bilobata.

Santoreggia pianta aromatica

La pianta è annuale, ed è in grado si crescere fino a circa 35 cm di altezza. Le foglie che sviluppa sono minute, strette e di un colore grigiastro, che tende a virare lievemente al porpora durante l’estate o inizio autunno. I suoi fiori sono bianchi e appaiono in estate. È una pianta che presenta due varietà invernali, la satureja montana a portamento eretto e la satureja montana “repens” a portamento strisciante, che si differenziano dalle altre satureja per la loro esclusiva forma perenne, a cui si lega la loro incapacità di raggiungere oltre i 35 cm di altezza.


Alcuni rami della santoreggia

Le specie di questo genere (circa 40 – 50) sono originarie soprattutto del bacino del Mediterraneo (dalla Penisola Iberica, fino all’Italia); alcune specie sono presenti anche in Asia. Il clima che predilige la santoreggia è pertanto quello temperato-caldo. Delle sei specie presenti sul territorio italiano, due si trovano nell’arco alpino.

I fiori della satureja compaiono in estate e sono riuniti in racemi, con colorazione che può variare dal bianco al lillà.

Santoreggia coltivazione

Le condizioni

Prima di osservare i metodi di coltivazione, è bene precisare che tutte le varietà di santoreggia preferiscono un requisito essenziale: la presenza di pieno sole. Non amano né il freddo intenso, né tanto meno un eccesso di umidità; presupposti validi anche per la santoreggia invernale, che necessita comunque di un riparo dalle temperature rigide.

Per la messa a dimora ama i suoli alcalini e ben drenati, ma se il nostro terreno risultasse troppo acido, sarebbe doveroso aggiungervi del calcare. Le forme estive preferiscono un suolo più ricco e sono ideali per essere coltivati in fioriere; quelle invernali un suolo meno ricco e più sabbioso.

Semina e propagazione

La semina va effettuata a primavera, direttamente nella zona che abbiamo prescelto, dopo che la temperatura globale inizia a rialzarsi. Successivamente, ricopriamo leggermente i semi e continuiamo a mantenere umido il terreno. Quando le piantine si sono assestate, disponiamole a circa 15 cm l’una dall’altra, porgendo ben attenzione all’aiuto che dobbiamo attuare: ammassando un po’ di terra intorno alla base.

Sebbene possiamo ottenere direttamente da seme le due varietà di santoreggia, esiste una differenza di propagazione tra le due forme: quella invernale infatti si propaga meglio per talea e per divisione radicale in primavera o in autunno.

propagazione santoreggia

 

  • Procedendo per talea, tagliamo dei rametti di 10-15 cm di lunghezza senza le foglie, piantiamoli in un miscuglio di 2/3 di sabbia grossolana (come suggerito prima) e 1/3 di terriccio. Annaffiamo e copriamo in modo da ottenere una piccola serra. Infine, mettiamo le piantine in terra quando appaiono le foglie nuove e solo quando la struttura delle radici è ben sviluppata.
  • La pianta si moltiplica anche per divisione del cespo. Per farlo occorre bagnare la terra del vaso prima di estrarre la pianta, afferrandola nella parte basale. A questo punto si possono separare alcune porzioni di pianta che abbiano, ognuna, qualche fogliolina.

La nutrizione

Annaffiamo regolarmente la santoreggia soprattutto in estate ed effettuiamo la pacciamatura durante l’inverno o la primavera. Ricopriamola con concime universale bilanciato, sempre preferibilmente in primavera.

La potatura

La santoreggia può essere potata in autunno dopo la fioritura, ma comunque non potandola si favorisce la crescita della parte apicale che così potrà proteggere i ributti sottostanti. Può essere potata anche all’inizio della primavera in modo da ottenere talee dalle quali potremo produrre nuove piante.

Santoreggia proprietà

Le foglie fresche della santoreggia possono essere raccolte per un uso immediato o anche per essere essiccate, conservate in un posto areato e fresco o impacchettate in sacchetti da frigo posti in un surgelatore per non più di sei mesi.

Utilizzo culinario

  • La santoreggia estiva ha un sapore piccantino che integra perfettamente quello dei legumi di altre verdure. È impiegata prevalentemente per aromatizzare aceto e burro.
  • La varietà invernale ha un sapore pungente: usiamola con cacciagione e brasati. Ha un’aroma molto simile a quello del timo ed è molto apprezzato specialmente in accompagnamento a uova, legumi, verdure crude e cotte.

Utilizzo medico

La varietà estiva sembra essere efficace come digestivo e stimolante, ma trova sua massima applicazione per le punture di insetti.

Santoreggia | Le forme, la coltivazione e gli utilizzi ultima modifica: 2017-12-14T15:46:24+02:00 da Faidate Ingiardino

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