Coltivare un’orchidea (o più orchidee) è un’esperienza bellissima. Per farlo al meglio, però,  è necessario sapere molte cose fondamentali per uno sviluppo sano e robusto. Scopriamole nel dettaglio…

La prima domanda da porsi quando si sceglie di coltivare un’orchidea è quali sono gli aspetti da valutare nella scelta delle piante?
Per iniziare a coltivare le orchidee fai da te acquistate gli ibridi più comuni, che sono sempre molto robusti e di costo contenuto. Recatevi preferibilmente in un vivaio specializzato in orchidee (vedi gli indirizzi consigliati in fondo all’articolo) dove gli addetti vi sapranno dare ottimi consigli su che tipo di orchidea scegliere. Non sempre una prima positiva impressione riguardo all’aspetto di una orchidea significa che questa è in buone condizioni; talvolta l’umidità della serra è sufficiente per far mantenere un bell’aspetto anche a un esemplare sofferente.

I cinque controlli fondamentali da effettuare all’atto dell’acquisto

  1. All’atto dell’acquisto per prima cosa assicuratevi che le orchidee siano provviste del cartellino sul quale sia riportato il nome della specie, per poter facilmente risalire alle sue esigenze.
  2. Per essere certi che un’orchidea sia sana osservate poi attentamente le radici più superficiali: quelle sane sono intatte e di colore bianco o grigio chiaro. Non acquistate perciò piante con radici scure e di brutto aspetto. Potete anche scuotere leggermente l’orchidea per verificare che sia ben «ancorata» al substrato di coltivazione; se è ben fissa le radici sono sicuramente sane e potete procedere all’acquisto. Anche gli pseudobulbi, nelle specie dove sono presenti, devono essere belli turgidi e senza segni di marciume, che nella maggioranza dei casi si presenta sotto forma di macchie scure.
  3. Osservate con particolare attenzione anche le foglie ricordandovi, ad esempio, che quelle dei cymbidium diventano di un verde molto chiaro, talvolta tendente al giallino uniforme, quando le piante iniziano a fiorire, e questo non indica un cattivo stato di salute della pianta. Su ogni infiorescenza devono esserci almeno due-tre fiori già ben aperti in modo da poterne individuare il colore.
  4. Non scegliete esemplari di orchidea con le infiorescenze ancora poco sviluppate; correreste il rischio di veder cadere i boccioli per eventuali sbalzi di temperatura, e allora addio fioritura! Anche nelle specie che portano un solo fiore per stelo, ma che ne producono molti, come nel caso dei paphiopedilum, ci devono sempre essere, per lo stesso motivo, almeno uno-due fiori sbocciati.
  5. Nel caso desideriate acquistare dei bulbi di pleione e bletilla assicuratevi che non siano raggrinziti. I bulbi non devono essere germogliati, affinché possano svilupparsi regolarmente solo una volta interrati (ricordatevi di piantarli subito, oppure conservateli in cantina o in un altro locale fresco, perché il caldo di casa potrebbe disidratarli o farli germogliare precocemente).
radici orchidea

Nell’acquistare le piante di orchidea valutate l’aspetto dell’apparato radicale. A sinistra e al centro: orchidee con robuste e sane radici che possono senz’altro essere acquistate. A destra: apparato radicale «sofferente» con radici scure e di brutto aspetto: una pianta in queste condizioni creerà fin dall’inizio problemi di coltivazione

Come coltivare un’orchidea: prudenza nelle innaffiature

  1. Alcune orchidee richiedono innaffiature frequenti, altre a distanza di alcuni giorni. In generale, per le orchidee coltivate in vaso, più grosse e carnose sono le radici e meno ravvicinate devono essere le irrigazioni.
  2. Le orchidee coltivate su zattera di corteccia o di sughero vanno invece spruzzate abbondantemente tutti i giorni con un nebulizzatore. Ricordatevi che le orchidee difficilmente muoiono per mancanza d’acqua; la principale causa di morte di queste piante è infatti l’eccessiva umidità che non lascia asciugare le radici fra un’innaffiatura e l’altra. Questo non vale per i paphiopedilum che vanno innaffiati di frequente perché le loro radici non devono mai asciugarsi completamente.
  3. La troppa acqua causa l’asfissia e la morte delle radici, con successiva perdita di brillantezza dei colori della pianta e comparsa di macchie scure sulle foglie (marciumi che in breve tempo portano la pianta alla morte).
  4. La mancanza d’acqua per periodi prolungati causa invece prima l’avvizzimento e poi l’ingiallimento delle foglie, a partire da quelle alla base.
  5. Per innaffiare un’orchidea utilizzate dell’acqua lasciata riposare per qualche giorno in un secchio: in questo modo il cloro si volatilizza, i sali si depositano sul fondo del contenitore e inoltre l’acqua ha modo di scaldarsi e di raggiungere la temperatura dell’ambiente. Per questo motivo tenete sempre a portata di mano un secchio pieno d’acqua e immergetevi il vaso per qualche secondo; infine lasciatelo sgocciolare per bene. Se l’acqua del rubinetto è molto calcarea, potete utilizzare quella demineralizzata per ferri da stiro. Non innaffiatele invece con acqua filtrata con addolcitori domestici: potrebbe essere fatale alle piante perché contiene sali di sodio, che per le orchidee rappresentano un «veleno».
  6. Ricordate infine che le radici delle orchidee non sopportano di rimanere a lungo a contatto con l’acqua; per questo sistemate il vaso su di un portavaso nel quale metterete dell’argilla espansa o della ghiaia (così facendo il vaso non verrà a diretto contatto con l’acqua e così anche le radici).
orchidea su letto di argilla espansa

Il modo migliore per creare la giusta umidità ambientale e raccogliere l’acqua delle innaffiature consiste nel tenere i vasi delle piante di orchidea appoggiati su sottovasi riempiti di argilla espansa. In questo modo le radici non vengono a contatto con l’acqua e non si corre il rischio che marciscano

Un’orchidea va concimata durante la stagione vegetativa

  1. Tutte le orchidee vanno concimate, durante la stagione vegetativa, una volta ogni quindici giorni, con un concime del tipo 20.20.20 (cioè con azoto, fosforo e potassio in parti uguali), sciogliendone un grammo per ogni litro d’acqua.
  2. Appena spuntano gli steli fiorali iniziate invece a somministare un fertilizzante più ricco in fosforo e potassio (tipo 10.30.20). Ricordatevi assolutamente di concimare le orchidee solo dopo averle innaffiate abbondantemente. Infatti quando una pianta si trova in uno stato di carenza d’acqua ha la tendenza ad assorbirla velocemente con il rischio che il concime disciolto ne «bruci» le radici.
  3. Le piante coltivate su zattera di corteccia o di sughero, o in cestelli appesi con le radici all’aria, vanno concimate ogni settimana utilizzando soluzioni di concime molto diluite (mezzo grammo per litro di acqua).
  4. Per le orchidee un elisir di lunga vita è rappresentato dal nitrato di calcio che manca nei più comuni concimi. Nell’acqua il calcio è presente sotto forma di carbonato, che però non è assorbibile dalle radici. Un po’ di nitrato di calcio (1 grammo per litro d’acqua) una volta ogni tre mesi rinforza le piante. Ricordatevi però di non mescolarlo mai con altri concimi.

Quali substrati e terricci sono adatti all’orchidea?

  1. Per la coltivazione delle orchidee epifite (quelle che in natura crescono ancorandosi con le radici al tronco degli alberi) si utilizza quasi esclusivamente la corteccia di conifere sterilizzata, ridotta in piccoli pezzi e privata delle resine.
  2. Per le orchidee dalle radici più grosse si utilizza una corteccia di grossa pezzatura
  3. Per le orchidee che hanno radici piccole si utilizza una corteccia finemente sminuzzata.
  4. In commercio si trovano anche dei terricci per orchidea, costituiti da corteccia ridotta in piccoli pezzi e macinata, polistirolo e gommapiuma. Se utilizzate questi «terricci» rinvasate però le vostre orchidee di frequente perché questo tipo di substrato si degrada in fretta e, assorbendo molta umidità, non permette alle radici di «respirare».
  5. I paphiopedilum, che sono orchidee terricole, vanno coltivati in un misto di buon terriccio di sacco per piante d’appartamento e «terriccio» per orchidee;
  6. Per le orchidee coltivate su zattera, una soluzione ideale è invece la corteccia di robinia. Per quelle da giardino, come le pleione e le bletilla, può andar bene un terriccio ricco di humus.

Come rinvasare un’orchidea

Ricordiamo innanzi tutto che per le orchidee è meglio utilizzare vasi in plastica, disinfettati con acqua e candeggina e risciacquati per bene se non sono nuovi. Rinvasare un’orchidea ha lo scopo di dare più spazio alla pianta e consentire alle radici di respirare meglio, cosa che diventa difficile quando il substrato di coltivazione si degrada riducendosi in minuscoli pezzetti. Vi elenchiamo ora le diverse fasi che dovete seguire per un corretto rinvaso (vedi serie di disegni qui in basso).

  1. Dopo esservi procurati del substrato specifico per orchidee (reperibile nei più forniti garden center), qualche ora prima del rinvaso immergetelo in acqua, facendolo inzuppare per bene. Estraete la pianta dal vaso e, aiutandovi con una matita o un bastoncino di legno, rimuovete la vecchia corteccia.
  2. Nello stesso momento eliminate le radici morte esercitando su di loro una leggera trazione.
  3. Sul fondo del nuovo vaso sistemate uno strato di tre-quattro centimetri di pezzetti di polistirolo che avrà la funzione di far drenare perfettamente l’acqua.
  4. Quindi aggiungete qualche manciata di corteccia, allargate leggermente le radici della pianta e posizionatela nel vaso tenendola sospesa con una mano. Aiutandovi con l’altra mano aggiungete altra corteccia cercando di far aderire per bene il substrato alle radici. Ricordatevi di lasciare il colletto della pianta poco sopra il livello del bordo del vaso. Dopo il rinvaso tenete la pianta in un luogo ombreggiato senza innaffiarla per almeno 20 giorni, in modo da stimolare la formazione di nuove radici. Ciò non vale per i paphiopedilum, che sono da innaffiare regolarmente.

come rinvasare un'orchidea

Come moltiplicare un’orchidea, la divisione dei cespi

Per tutte le orchidee che sviluppano più fusti alla base della pianta, come ad esempio i cymbidium, le cattleya e i paphiopedilum, la moltiplicazione per divisione dei cespi è quella più veloce e consente inoltre di ottenere nuove piante già adulte.

  1. Al momento del rinvaso dividete la pianta in più parti, con 3-4 germogli ciascuna. Utilizzate un paio di cesoie o un coltello ben disinfettati con alcol, cercando di non danneggiare le radici.
  2. Per moltiplicare le orchidee da giardino, come le pleione e le bletilla, aspettate che i «bulbi» aumentino di numero e dividete il cespo alla fine del ciclo vegetativo, in autunno, quando le foglie delle piante sono appassite.
divisione dei cespi orchidea

Nei generi con molti fusti, come i paphiopedilum, la moltiplicazione si esegue attraverso la divisione dei cespi

Come moltiplicare un’orchidea, il distacco di pseudobulbi

Nei generi dotati di pseudobulbi, come ad esempio gli oncidium, senza dividere l’intera pianta, potete prelevarne alcuni (con radici) particolarmente sporgenti dal vaso e piantarli in vasetti singoli. Anche dai vecchi e raggrinziti pseudobulbi posti alla base delle piante potete ottenere nuovi esemplari;

  1. staccateli dalla pianta madre e poneteli al buio e all’asciutto (ad esempio in una scatola) per almeno 20 giorni.
  2. Poi piantateli in un substrato umido; da ognuno nascerà un piccolo pseudobulbo dal quale si svilupperà una piantina.
divisione pseudobulbi orchidea

Anche dai vecchi pseudobulbi (a) è possibile ottenere nuove piantine (b). Dopo averli staccati dalla pianta
madre gli pseudobulbi vanno tenuti al buio per 20 giorni (vedi testo)

Moltiplicare per talea le orchidee

Per moltiplicare le orchidee che hanno un unico fusto, come ad esempio le vanda, procedete in questo modo:


  1. tagliate, sotto un nodo che presenta delle radici avventizie ben sviluppate, la cima della pianta (ed eventualmente alcune porzioni di fusto poste più in basso) in modo da lasciare tre-cinque foglie per ogni talea
  2. piantatela in un vasetto con del substrato umido.
  3. Come nel caso del rinvaso, tenete la nuova piantina all’ombra e non innaffiatela per almeno venti giorni.
  4. Se le foglie si presentano un poco appassite, potete spruzzarle senza bagnare le radici, che così saranno stimolate a crescere. Questo non vale per i paphiopedilum, da tenere sempre umidi.
talea orchidea

Le orchidee che hanno un unico fusto, come le vanda, vanno moltiplicate attraverso talee, ognuna delle quali deve avere almeno 3-5 foglie

Qual’è la temperatura e il grado di umidità adatto alle orchidee?

La temperatura è un fattore molto importante per un’orchidea

  1. Su queste piante, infatti, temperature fresche abbinate ad alta temperatua ambientale possono provocare la comparsa di muffa grigia che attacca le foglie tenere e i fiori ricoprendoli di una «sottile patina» grigiastra.
  2. Con temperature più alte ed elevata umidità ambientale sono invece probabili attacchi di oidio, che si presenta come una muffa biancastra, che prima colpisce le parti giovani della pianta, poi tutta la vegetazione. Entrambe le malattie fungine appena citate si possono combattere con gli appositi anticrittogamici in bomboletta spray reperibili presso i garden center.
  3. Le orchidee hanno bisogno di essere posizionate in un locale con la giusta umidità, con aria non troppo secca. La bassa umidità ambientale fa infatti seccare le foglie e i fiori, favorendo gli attacchi delle cocciniglie, che si annidano sotto le foglie e sui fusti. Eliminatele manualmente passando sotto le foglie un batuffolo di cotone inumidito con alcol denaturato. L’aria secca può favorire inoltre gli attacchi del ragnetto rosso che in genere si annida alla base della pianta, in mezzo agli pseudobulbi o sotto le foglie; se notate che l’infestazione è grave intervenite con un acaricida spray reperibile nei garden center.




Orchidea ben sviluppata

orchidea enorme

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Orchidea 36 cose fondamentali da sapere ultima modifica: 2017-01-09T12:20:58+00:00 da francesco poggi

5 Risposte

  1. Ginger

    Molto interessante questa guida su come coltivare le orchidee. Io ho un’orchidea che vive da quattro anni dentro un contenitore con l’acqua.

     
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